BREVILETTURE: L'INCUBO DEL BUROCRATE


Il team di Officina Meningi e Safarà Editore ha completato la valutazione dei racconti partecipanti all'ultimo contest #breviletture e il vincitore della selezione è Luca Svara, con La meravigliosa bellezza del terrore.

L'autore riceverà un contratto editoriale per un romanzo inedito con l'editore sponsor 
e 50 copie del volantino letterario con il suo racconto (la cui uscita è prevista in occasione del Bookpride di Milano, dal 23 al 25 marzo).


LA MERAVIGLIOSA BELLEZZA DEL TERRORE
di LUCA SVARA


Alle ore 16 e 47 di mercoledì 5 marzo, dopo aver acquistato una bomboletta di deodorante al gelsomino, Tommaso Bentivogli sperimentò un’insolita sensazione di vuoto. Le sue condizioni peggiorarono quando al vuoto si aggiunsero una fastidiosa nausea, brevi giramenti di testa e tremori. Temendo di essere sotto gli effetti di uno scompenso vitaminico, si interfacciò al browser della mappatura medica per avviare un controllo ma si rese conto che i comandi non rispondevano. 
«Chiaro che lei non si sente bene», gli risposero allo sportello della manutenzione, «la sua interfaccia neuronale non riceve più aggiornamenti da 87 minuti.»
«È grave?» domandò il Bentivogli. 
«Due firme e sostituiamo il processore esterno.» 

«Dov’eri finito?» Una voce femminile preoccupata risuonò alle orecchie di Tommaso, «sei scomparso dal GPS da tre ore.» 
«Si è guastato il processore dell’interfaccia neuronale. Le chiamate funzionano ancora.» 
«E non te lo riparano?»
«Domani. Ho chiesto al tecnico di aspettare. Troppi moduli.»
Tommaso ordinò al sistema di terminare la telefonata. Girò l’angolo, qualcuno lo urtò: «Scusate», mormorò il Bentivogli, «si è spento il generatore di traiettorie sicure». Si sedette su una panchina, come ubriaco. Senza la musica costantemente accesa la città era un pauroso coro di voci metalliche.
Tommaso tornò a casa alle 23 e 47. Sua moglie gli corse incontro con due grandi occhi preoccupati, e gli afferrò le mani: «Tommaso, stai bene? Perché non hai riparato il processore?.» 
«Lo farò domattina.» 
Le mani dei due coniugi si strinsero. 

In camera da letto, lui esitò prima di seguirla tra le coperte. «Hai almeno preso il deodorante?», domandò lei. 
«Sì, al gelsomino. Quello che piace a te.»
«Quello che piace a noi». Sua moglie si girò, lui poté vedere il suo viso preoccupato: «odio non sentire più i tuoi pensieri», si portò le mani agli occhi, «mi sento così sola.» 
Tommaso vagò nella casa immersa dalla penombra, sempre più lontano dai singhiozzi di lei. Senza il processore attivato, i suoi gusti non erano più calibrati a quelli di sua moglie. Era un estraneo nella sua stessa dimora.

Uscì di casa prima che lei si svegliasse. Era sorta un’alba pallida ed indecisa, la città stava già urlando e contorcendosi, un labirinto in cui Tommaso non si orientava più. Scese tremando i gradini della sua casa, sudava. Era una foglia nel vento. Sul suo volto comparve la meravigliosa bellezza del terrore.